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Quante volte, guardandoci allo specchio, ci siamo domandati se siamo belli?

E quante volte, espresso un auto-giudizio, ci siamo resi conto di non essere belli per tutti allo stesso modo? Come se la nostra bellezza potesse cambiare a seconda di chi è chiamato a giudicarci.

Il ruolo del giudizio altrui

Se provo a giudicare me stesso, mi renderò conto di considerarmi abbastanza piacevole: questo perché mi voglio bene, e i giudizi che esprimo su me stesso sono giudizi sempre un po’ benevoli. Tutti gli individui amano gli oggetti di valore, del resto, e non accettano di essere loro stessi individui di poco valore.

Tutti noi mettiamo in atto una serie di meccanismi propri dell’autostima, che ci permettono di registrare in maniera positiva i segnali che esaltano il nostro valore e la nostra bellezza; al contrario, tenderemo a sminuire i segnali negativi che affermano l’esatto contrario.

Se confronto l’idea che ho della mia bellezza con il giudizio di attrattività che gli altri mi attribuiscono, noterò una certa discrepanza.  Inoltre, questo giudizio cambierà da individuo a individuo in funzione dei gusti e delle esperienze di bellezza che ciascuno di noi ha sviluppato durante la sua vita. 

L’immagine corporea è l’immagine che ho di me. Si tratta di un’immagine costruita negli anni, che non è però un elemento statico: tende progressivamente a mutare in funzione dei rinforzi positivi o negativi che ci arrivano dalla nostra quotidianità.

Se questa discrepanza tra l’idea che ho di me e i riscontri che ottengo dagli altri si fa molto marcata nascono problematiche severe che possono degenerare in anoressia, bulimia nervosa e dismorfofobia.

Come il corpo influenza la mente

Nessuno di noi è in grado di stimare in maniera precisa le proprie dimensioni corporee e, quando si hanno delle aspettative irrealistiche sul proprio fisico, possono svilupparsi diverse problematiche. Quando non accettiamo la nostra immagine, ci troviamo in maggiore difficoltà sapendo che il nostro corpo sarà esposto al giudizio altrui. Contestualmente possiamo avvertire sensazioni di sfiducia verso noi stessi o provare vergogna ad esporre il nostro corpo. Bassi livelli di autostima ci portano a sottovalutare le nostre capacità e ci spingono verso una condizione di isolamento sociale.

L’idea di un corpo bello e sano, al contrario, è in grado di accrescere la nostra autostima e questo ci rende euforici, molto sicuri e a tratti esibizionisti.

Il corpo e la mente sono quindi intimamente connessi e ciascuno è in grado di influenzare l’altro. Non sbagliavano gli autori latini quando affermavano “Mens sana in corpore sano”.

Un aspetto proprio della nostra epoca è rappresentato dal distacco che viene spesso sottolineato tra il corpo e la mente. Più che in ogni altra epoca, oggi assistiamo ad una trasformazione del corpo che diventa come creta che possiamo modellare. Per i giovani di oggi il corpo è uno strumento che garantisce il benessere sociale: avere un bel fisico e un bel viso è fonte di successo, facilita i rapporti interpersonali e consente un accesso più facile alle piattaforme social che sono elementi imprescindibili della nostra vita. 

La regola che sembra imperare nella nostra società è la seguente: io ho un corpo ma non sono il mio corpo.

Il corpo come un oggetto

Questo distacco della mente dal corpo ci permette di utilizzare il nostro corpo come fosse un oggetto, e quindi ci offre la possibilità di poterlo gestire e modificare come si vuole. Questo pensiero, anche se non è completamente consapevole, è alla base dei corpi che vediamo oggi: corpi modellati e cesellati per cercare di garantire la quota maggiore di bellezza.

Tatuaggi molto estesi o disegnati ad arte per catalizzare l’attenzione ed esprimere noi stessi, lasciando che la nostra immagine parli per noi. Fisici scolpiti in palestra: ore e ore della propria vita spese a sudare e sollevare pesi con l’unico obiettivo di esaltare la muscolatura. Sacrifici e fatica che dalla palestra si spostano in cucina, dove il cibo smette d’essere l’essenza che stimola il gusto per diventare un mezzo necessario allo scopo. Un’alimentazione priva di grassi e ricca di proteine, cibi poco lavorati, poco conditi e in scarse quantità sufficienti appena a garantirci il nutrimento di cui hanno bisogno i muscoli per crescere. Piercing nei posti più impensati per attrarre l’occhio dell’incauto osservatore e segnalare la nostra presenza.

L’errore è concettuale: avere la possibilità di modificare il proprio corpo non vuol dire che lo si debba fare. Tutti viviamo all’interno della società e ci relazioniamo costantemente con gli altri: le nostre scelte si ripercuotono sulla nostra vita e possono tranquillamente non essere condivise dalle persone con le quali ci relazioniamo. Questo si traduce nella ridotta accettazione di noi.

Naz Mila, modella di fitness che incarna tutto ciò di cui abbiamo parlato, ha deciso di far tatuare lungo tutto il suo corpo una frase in inglese. La frase corrisponde a un detto turco molto conosciuto: Solo Dio può giudicare i miei errori e le mie verità”.  La ragazza fa una pessima traduzione dal turco e la scritta che viene tatuata è completamente errata: passa dunque dall’essere una star dei social ad essere oggetto delle prese in giro più cattive e violente, soprattutto da parte di coloro che la seguivano con un po’ di invidia e che finalmente avevano un motivo per rifarsi.

Chirurgia plastica ed eccessi: il ruolo del chirurgo

In queste dinamiche entra anche la chirurgia plastica che, il più delle volte, ha solo una funzione di correzione di un difetto (e quindi una funzione eticamente accettata). Occasionalmente, però, viene strumentalizzata per raggiungere risultati fin troppo appariscenti.

 L’opinione pubblica tende a incolpare il chirurgo: tuttavia, il più delle volte è il paziente che, posto davanti a varie possibilità, pur essendo informato sceglie l’eccesso, il risultato più vistoso. Salvo poi pentirsi e accusare il medico di avere male interpretato i suoi pensieri. 

Tra gli interventi che maggiormente vengono utilizzati per catalizzare l’attenzione vi è sicuramente la mastoplastica additiva. Non è raro vedere ragazze che, in corso di visita, chiedono dei seni particolarmente vistosi, delle protesi di dimensioni esagerate per i loro fisici. Purtroppo, il medico non può farsi censore delle scelte dei pazienti. Le pazienti sono adulte e vaccinate e scelgono sempre in maniera consapevole dopò varie visite mediche, in cui vengono informate di tutti i rischi e di tutte le possibilità. Compito del medico infatti è proprio fornire l’informazione dei rischi e delle problematiche che possono insorgere inserendo protesi troppo grandi; il più delle volte questo si traduce in problemi sul lungo periodo, come un eccessivo stress delle protesi sui tessuti mammari con insorgenza di contratture capsulari o di secondarismi che possono portare ad un successivo intervento di ritocco.

Spesso le pazienti sono molto determinate e questo impedisce di convincerle a ridurre la dimensione delle protesi che hanno scelto. Davanti a questi atteggiamenti, intransigenti e poco responsabili, io scelgo di non operare. Al quel punto,  la paziente va in genere alla ricerca di altre chirurghi fino a quando non ne trova uno disposto ad eseguire l’intervento. L’etica nella chirurgia plastica non è assoluta, ma legata alla sensibilità personale.

La mastoplastica additiva sa regalare quell’effetto wow e quell’attrattività altrimenti difficile da ottenere. Se poi consideriamo che l’intervento viene realizzato in un’ora e che in 10 giorni una paziente può riprendere le normali attività quotidiane, si capisce perché un intervento di questo tipo è così popolare. Nessuna industria di bellezza – sia essa cosmetica, del fitness o della moda – è in grado di determinare un effetto così rapido, efficace, duraturo e straordinario.

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