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Magari il concetto di dismorfofobia non ti dirà molto, ma hai mai pensato a quante volte un difetto (anche piccolo) possa renderci impossibile la vita? Quando proviamo a confrontarci con qualcuno vicino a noi,  magari ci sentiamo dire che il difetto è solo nostro. E le nostre osservazioni vengono sminuite, come se quel difetto non fosse importante o magari neppure evidente. Però c’è, noi lo vediamo. Con la sua presenza ci opprime e ci rende la vita “impossibile”.

Che cos’è la dismorfofobia

Queste sono osservazioni molto comuni ed è una storia che sento raccontare spesso dai miei pazienti. Ognuno di noi ha un difetto che ci opprime e genera in noi uno stato ansioso.  Occasionalmente però questa è una condizione patologica, ed è sempre difficile riuscire a fare la distinzione tra un paziente “normale” con un difetto estetico e un paziente dismorfofobico.

La dismorfofobia è una patologia caratterizzata da un’eccessiva preoccupazione verso alcuni particolari del corpo. Si tratta di una preoccupazione di tipo ossessivo: spesso l’imperfezione non è neppure tale da necessitare un trattamento. Chi ne soffre arriva chiedendomi di ritoccare il naso o altre parti del corpo, pur non avendo difetti (o avendo difetti di minima entità). Spesso sono pazienti che si lamentano dell’operato dei colleghi che mi hanno preceduto nella gestione del difetto e, già in corso di visita, si vede che vivono molto male la presenza di alcune piccole imperfezioni. Queste magari sono presenti, ma l’atteggiamento che il paziente ha nei loro confronti è esagerato ed asfissiante.

Questi pazienti cercano di mettere in atto varie strategie nel tentativo di nascondere il proprio difetto; vivono con una sensazione d’ansia molto forte, legata alla paura che le persone possano accorgersi di questo problema trasformandoli in oggetto di scherno. Spesso si recano dal chirurgo plastico con l’idea di correggere quel difetto.

Come riconoscere il paziente dismorfofobico

I miei pazienti sono sempre pazienti sani, che stanno bene e che chiedono delle correzioni più o meno evidenti. Soprattutto all’inizio della mia carriera, mi risultava molto difficile distinguere un paziente dismorfofobico da un paziente normale. Entrambi giungono da me con una richiesta di normalità, ambedue presentano difetti più o meno
evidenti e – in entrambi i casi – io posso fornire una correzione anatomicamente soddisfacente. Viene quindi da domandarsi dove sia il problema.

Il paziente dismorfofobico è un paziente che non accetta la correzione che ottiene, oppure sposta l’attenzione su un altro difetto.

Oggi, ponendo particolare attenzione nel corso della visita alle modalità con cui il paziente descrive il proprio difetto (e alla gestualità che accompagna la descrizione), è un po’ più semplice formulare la diagnosi.

Chi soffre di dismorfofobia confronta il suo aspetto fisico con quello degli altri, e passa molte ore al giorno ad osservarsi allo specchio e a controllare continuamente il suo difetto fisico. Tuttavia, nella quotidianità cerca di evitare l’esposizione a superfici riflettenti soprattutto al di fuori dell’ambiente domestico. Vedere il proprio viso con il proprio difetto genera una sensazione di ansia e, questa, si manifesta soprattutto nei luoghi affollati dove il paziente dismorfofobico crede che il suo difetto sia visto da
tutti e che tutti ne siano impressionati.

Pur essendo abbastanza agevole intuire che un paziente abbia questo tipo di problematica, è sempre molto complesso dire al paziente che si preferisce non effettuare l’intervento chirurgico in quanto il suo difetto non è fisico ma è un problema psicologico che necessiterebbe di una valutazione specialistica.

A settembre dello scorso anno giunse in studio una paziente, una bella donna sui 40 anni, single. Mi raccontò di aver conosciuto in vacanza un ragazzo che le piaceva molto.
Anche lui sembrava interessato a lei così, una sera, mentre erano ad un falò in spiaggia scattò il bacio. Dopo il bacio, lui l’abbracciò e teneramente cominciò ad accarezzarle il viso ripetendole quanto fosse bella. Nel fare questo, però, la sua mano passava ripetutamente su una piccola ruga posta tra il naso e le labbra. Lei mi raccontò di aver pensato che lui si fosse accorto di questa ruga e che le sue parole non fossero coincidenti con il suo pensiero. Dietro alle sue frasi di bellezza si celava il disgusto per quella ruga
che le solcava il viso. Questo pensiero le ha impedito di approfondire la conoscenza e, anzi, l’ha allontanata da lui per il resto della vacanza.  Ricordo la veemenza con cui mi chiese di eliminare la ruga quasi fosse la causa di tutti i suoi guai.

Il ruolo della medicina estetica

La medicina estetica può gestire e risolvere tante situazioni. Piccole iniezioni di acido ialuronico possono trattare agevolmente le rughe intorno alla bocca come le rughe nasogeniene, quelle della marionetta o il codice a barre; il botulino, con la sua capacità di agire sulla muscolatura, riesce ad impedire la formazione delle rughe frontali, perioculari o della glabella.

Sebbene siano trattamenti molto veloci e sicuri, che possono essere eseguiti nel corso di una visita medica, il loro utilizzo e la loro somministrazione devono sempre seguire una visita accurata in cui, situazioni di disagio personali come quella dei pazienti dismorfofobici, devono essere poste in evidenza.

La medicina estetica, con i suoi tanti strumenti, può migliorare la qualità di vita di un paziente consentendogli di avere un viso ordinato e di minimizzare i segni del tempo che passa, senza stravolgere il volto. Tuttavia, come sempre, perché un trattamento sia efficace bisogna dare l’indicazione corretta.

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