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Otoplastica

Intervento di otoplastica maschile

Da sempre le orecchie a sventola o ad ansa (come sarebbe più corretto chiamarle) hanno rappresentato un problema sia per le donne sia per gli uomini; ma mentre le donne hanno sempre avuto la possibilità di coprirle mantenendo i capelli lunghi, gli uomini più frequentemente si trovano ad affrontare apertamente il problema. Questo spiega perché sempre più uomini, oggi che la chirurgia plastica è maggiormente sdoganata, si rivolgono al chirurgo per correggere la prominenza delle orecchie. Inoltre sono sempre più i genitori che richiedono un intervento di otoplastica correttivo in età prescolare per i loro bambini.
Tra le varie malformazioni del padiglione auricolare, la più comune è rappresentata dall’orecchio a ventola, conosciuto anche come orecchio ad ansa o più comunemente orecchio a sventola. L’eccessiva prominenza del padiglione auricolare può essere dovuta o a un eccessivo sviluppo della parte centrale del padiglione (conosciuta come conca) o a un assente sviluppo di una ripiegatura conosciuta con il nome di elice. In altri casi, abbiamo che ambedue questi difetti possono coesistere in vario grado, generando prominenze piuttosto rilevanti.

Sebbene le linee guida della SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica) consigliano di intervenire solo dopo gli otto anni di età, in passato venivano operati anche bambini in età prescolare proprio per evitare che la prominenza delle orecchie potesse essere oggetto di scherno.

Preparazione all’intervento

Per poter accedere all’intervento di otoplastica è necessario che il paziente abbia svolto tutti gli esami preoperatori e che questi siano nella norma. Gli esami necessari sono un elettrocardiogramma, gli esami ematici e, in caso si sia deciso di procedere in anestesia generale, una radiografia del torace.
Nel corso delle visite preliminari il paziente dovrà segnalare eventuali terapie, in particolare l’assunzione di farmaci cortisonici, di medicinali a base di acido acetilsalicilico, anticoagulanti, antipertensivi, o ipoglicemizzanti.
Almeno due settimane prima di un intervento bisogna sospendere l’assunzione di farmaci che contengono l’acido acetilsalicilico come per esempio l’aspirina.
Si consiglia inoltre l’astensione dal fumo di sigarette nelle quattro settimane che precedono l’intervento chirurgico. Il giorno prima dell’intervento e necessario fare un lavaggio completo e accurato del corpo e rimuovere anche eventuali piercing. È inoltre necessario un digiuno da solidi e liquidi di almeno otto ore prima dell’intervento.

Anestesia

Io eseguo spesso l’intervento di otoplastica in anestesia locale, tuttavia nelle linee guida è indicata la possibilità di effettuare l’intervento sia in anestesia generale che in anestesia locale e sedazione.

Profilassi antibiotica

La profilassi antibiotica viene eseguita sempre.
Di solito consiste nell’iniezione endovenosa dell’antibiotico prima che l’anestesia abbia inizio.
La terapia antibiotica prosegue con la somministrazione per via orale a domicilio.

Intervento chirurgico

Sono state descritte oltre 200 tecniche per correggere le orecchie a sventola, questo dato fornisce una misura di quanto questa tematica sia stato oggetto di studio, e ancora oggi la scelta della tecnica da utilizzare è a discrezione del chirurgo in funzione della valutazione che esegue sul paziente e della propria esperienza personale.
La tecnica che eseguo prevede un accesso posteriore sul padiglione auricolare per la correzione sia dell’ipertrofia della conca sia dell’assenza della piega dell’elice.
La correzione può essere ottenuta modellando, incidendo, o asportando parte della cartilagine che compone il padiglione auricolare. La scelta del metodo avviene soprattutto in funzione del grado di correzione che vogliamo ottenere. A conclusione, vengono posti dei punti di sutura riassorbibili e una medicazione compressiva. Proprio la marcata differenza che può esistere tra gli individui spiega perché questo possa non essere considerato un intervento di routine.

Decorso post operatorio

La medicazione viene mantenuta in sede per 7-14 giorni. Durante questo periodo non è consentita la guida dell’automobile. Inoltre non è consentito lavare i capelli o fare la doccia fino a quando le ferite non saranno completamente rimarginate.
Una volta rimossa la medicazione, viene comunque consigliato l’uso di una fascia elastica da mantenere per circa 30 giorni sia di giorno che di notte e poi per altri 30 giorni solo di notte. Il gonfiore, come anche il colore bluastro delle orecchie, generalmente si risolve nell’arco di 2-3 settimane. Frequente è la riduzione della sensibilità cutanea che può persistere per alcuni mesi.
Nel post operatorio il dolore rappresenta il sintomo più frequente e di solito viene riferito dal paziente nelle prime 24-48 ore, dopo di che va progressivamente attenuandosi. Esso può essere facilmente controllato con l’assunzione dei comuni farmaci antidolorifici.
L’insorgenza di un dolore improvviso e insopportabile, che compaia alcune ore dopo l’intervento, deve essere immediatamente riferito al chirurgo perché può essere indice dello sviluppo di un ematoma. Questa condizione deve essere immediatamente affrontata.

Complicanze

Complicanze aspecifiche – precoci
  • Sanguinamento: di solito si manifesta nelle prime 24-48 ore. Un certo grado di sanguinamento post operatorio è una condizione comune ma qualora il sanguinamento fosse eccessivo può rendersi necessario un reintervento del chirurgo.
  • Ematoma: la conseguenza di un sanguinamento non trattato si manifesta con un ematoma cioè con una raccolta di sangue coagulato al di sotto del piano cutaneo. Nell’orecchio l’ematoma si accompagna a dolore molto intenso tanto che il paziente lo reputa insopportabile. La presenza di un ematoma richiede spesso l’evacuazione e occasionalmente la revisione chirurgica.
  • Infezione: con un’opportuna terapia antibiotica l’infezione è piuttosto rara tuttavia quando si verifica un ematoma è facile che possa comparire successivamente l’infezione. Nel caso in cui non fosse sufficiente un’adeguata terapia antibiotica può rendersi necessario l’intervento chirurgico per il drenaggio della raccolta ascessuale.
  • Pericondrite: corrisponde a un’infezione della cartilagine. È una complicanza rara ma temibile perché si accompagna a una deformità della cartilagine. Qualora si verifichi deve essere immediatamente trattata con tutte le medicazioni necessarie ed eventualmente con il supporto chirurgico.
Complicanze specifiche – tardive
  • Deiscenza: la deiscenza della ferita chirurgica cioè la sua apertura successivamente alla rimozione dei punti di sutura può essere trattata in maniera conservativa, semplicemente effettuando delle medicazioni. Occasionalmente può essere necessaria una nuova sutura cutanea.
  • Cicatrici ipertrofiche o cheloidee: l’orecchio è una delle sedi dove spesso è possibile osservare la comparsa di cicatrici ipertrofiche o francamente cheloidee. In questi casi si procede attraverso l’iniezione di farmaci corticosteroidi ogni 30 giorni circa. Questo consente di risolvere l’ipertrofia della cicatrice. Nei casi più gravi può essere necessaria l’asportazione intra-lesionale del cheloide.
  • Complicanze funzionali: occasionalmente può verificarsi una riduzione della percezione dei suoni conseguente a una riduzione del condotto uditivo secondaria a uno scivolamento in avanti della conca. Questo si verifica prevalentemente con alcune tecniche chirurgiche che prevedono la rotazione in avanti del padiglione auricolare.
    Altre volte la causa può essere legata all’accumulo di sangue coagulato sulla membrana timpanica. In questo caso la risoluzione dell’ipoacusia è molto più rapida e semplice.
  • Deformità della cartilagine: di solito è la conseguenza di infezioni non controllate della cartilagine del padiglione auricolare.
  • Recidiva: rappresenta la condizione più infelice per il paziente in quanto, l’orecchio, vince le resistenze prodotte dalla correzione e ritorna nella sua condizione originale.