Prenota un appuntamento onlineDoctolib PROTOCOLLO CICATRICE | Dr. Umberto Napoli
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PROTOCOLLO CICATRICE

Dopo un intervento è utile sapere che le ferite chirurgiche vanno incontro ad un processo di guarigione che si chiama cicatrizzazione; si tratta di un processo articolato e complesso che dura circa 1 anno ed è organizzato in tre fasi.  La cicatrice è il risultato di una riparazione di un tessuto danneggiato. Per quanto efficace e utile la cicatrice non è mai capace di sostituire ottimamente il tessuto danneggiato perché in questo processo si determina la riparazione di un tessuto complesso come è la cute composto da più tessuti differenti con un altro tessuto che non è specifico. La cicatrice lavora come se andasse a “incollare” insieme tutti gli altri tessuti. Il tessuto cicatriziale è poco flessibile rispetto ai tessuti circostanti e necessita di un’attenzione nuova e costante, inoltre al suo interno sono alterate anche normali funzioni come il flusso sanguigno, il circolo linfatico, e spesso permangono limitazioni allo sviluppo delle piccole terminazioni nervose che non saranno più libere di crescere ma potrebbero rimanere imbrigliate all’interno della cicatrice stessa generando un di dolore variabile.

 

Protocollo-cicatrice

 

Le tre fasi che caratterizzano una cicatrizzazione sono:

1) Fase infiammatoria: È la prima fase che comincia appena il tessuto viene lesionato dal bisturi. 

La caratteristica della fase infiammatoria è rappresentata dall’attivazione del processo infiammatorio che porterà alla pulizia automatica della ferita chirurgica e al rilascio di un liquido ricco di proteine noto come essudato. Con l’infiammazione la ferita tenderà ad apparire arrossata, calda e edematosa. Questa prima fase dura 4- 7 giorni

2) Fase di rigenerazione: In questa seconda fase si osserva la formazione di un tessuto nuovo, connettivo da parte dei fibroblasti. La funzione di questo tessuto è riempire lo spazio esistente tra i due bordi della ferita. In questa fase la ferita inizia a contarsi.

 

3) Fase riparativa (o di epitelizzatine o di contrazione): Il tessuto di granulazione si trasforma in tessuto cicatriziale vero e proprio, perché le fibre di collagene sono ormai mature. Dal bordo della ferita inizia a formarsi una nuova superficie diretta verso il centro della lesione chirurgica. Questo tessuto di copertura (detto anche epitelio) ora appare rosa pallido. Non sono ancora presenti le fibre elastiche ma il tessuto cicatriziale è piuttosto solido. L’aspettò è quello di un cordoncino fibroso, duro al tatto e lievemente rilevato sul piano cutaneo. A questa fase di riparazione fa seguito un periodo di maturazione. La cicatrice si fa più sottile, il contenuto di acqua si riduce e questo spiega perché la cicatrice si riduca. L’assenza di pigmento (melanina) spiega perché la cicatrice appaia bianca

la cicatrizzazione può avvenire normalmente oppure possono manifestarsi dei sottogruppi cicatriziali che possono essere:

cicatrici ipotrofiche: appaiono come smagliature oppure ustioni; questo tipo di cicatrici può riaprirsi;

cicatrici ipertrofiche: in queste il tessuto si organizza seguendo delle trame “a corde” e sporge dalla pelle;

cicatrici cheloidi: sono cicatrici patologiche che si estendono oltre i limiti della ferita chirurgica

IL MASSAGGIO

Nella mia esperienza il massaggio alla cicatrice inizia dopo i primi 40 giorni dall’intervento e DEVE proseguire per almeno 6 mesi. Il massaggio appare dunque come un elemento essenziale per contribuire alla maturazione della cicatrice e al suo miglioramento qualitativo. È necessario cercare di scollare “pinzandola” per staccare La cicatrice dai tessuti sottostanti. In questo primo momento del massaggio si possono sentire dei pruriti e pizzicori, visto che la sensibilità è differente rispetto alla cute integra. Per chi si chiede come massaggiare una cicatrice recente, è bene sapere che è importante cercare di stringerli e alzarli verso l’alto, con la tecnica per la quale si simula il “pizzicare”. Il pincé-roulé o scollamento è una manovra che consiste nel sollevamento della pelle tra pollice ed indice uniti, seguito dallo scorrere di indice, medio e anulare come se si volesse sentire la consistenza dei tessuti, plasmarli. Una manovra che agisce sul sistema vascolare accrescendone la mobilità sui piani profondi, e stimolandone le terminazioni sensitive. 

Se la cicatrice è molto incollata si può prenderla tra le dita e fare una pressione verso l’alto ben decisa, e dopo anche verso il basso, per cercare di staccarla dai piani sottostanti. Ricordo che in una prima fase del trattamento non è consigliato utilizzare degli oli per far scivolare le mani, perché è importante riuscire a prendere la pelle in modo deciso (cosa che difficilmente succede se utilizzate un olio).

Solo alla fine si può utilizzare la crema che va massaggiata e distesa con piccoli movimenti circolari sulla cicatrice stessa.

Controindicazioni per il massaggio alle cicatrici; il massaggio alle cicatrici può essere utile anche per la rimozione dell’edema e delle tensioni sottocutanee. È importante, sapere che è possibile che si formi un’irritazione cutanea da frizione o che si possano sviluppare delle dermatiti da contatto; quindi, bisogna rispettare le indicazioni corrette fornite dal medico. 

Nel caso invece di cicatrici ipertrofiche cheloidee il massaggio è controindicato, dato che la vascolarizzazione stimolata dalle manovre potrebbe far aumentare l’ipertrofia del tessuto.

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