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Mastopessi con protesi

Intervento di mastopessi con protesi

Come abbiamo già detto parlando di mastopessi, le mammelle, così come ogni altro organo, vanno incontro ad un fisiologico processo di invecchiamento
che porta ad una caduta del seno verso il basso.
L’invecchiamento è coadiuvato nella sua azione da altri fattori come l’allattamento, le variazioni di peso e la forza di gravità che possono determinare un abbassamento della posizione dei seni rispetto a quella originale.
In questi casi si procede con un intervento correttivo noto come mastopessi. Spesso le pazienti non si accontentano di correggere la forma delle mammelle, ma richiedono anche un aumento del volume mammario. In tutti questi casi si procede con la mastopessi con protesi.

Preparazione all’intervento

La preparazione all’intervento chirurgico è sempre la stessa che ritroviamo anche nella mastoplastica riduttiva, nella mastopessi o nella mastoplastica additiva.
L’intervento non deve essere eseguito su pazienti gravide, né tantomeno su pazienti che stiano ancora allattando.
Inoltre, l’intervento dovrebbe essere evitato in concomitanza con il ciclo mestruale.
Di solito, sconsiglio questo intervento anche a tutte quelle donne che abbiano in previsione una nuova gravidanza perché questo potrebbe influenzare il risultato finale. Spiego loro che è bene attendere dopo l’ultima gravidanza per procedere alla correzione, in quanto, diversamente, il risultato sarebbe transitorio e non stabile.
Per poter accedere all’intervento è necessario che la paziente abbia svolto tutti gli esami preoperatori e che questi abbiano dato regolare esito. Tra gli esami necessari, oltre all’elettrocardiogramma, agli esami ematici e alla radiografia del torace, è sempre necessario associare un’ecografia e, se la paziente ha superato i quarant’anni, anche la mammografia. Questo aspetto fondamentale per evitare di misconoscere la presenza di forme tumorali. Nel corso delle visite preliminari, la paziente dovrà segnalare eventuali terapie, in particolare l’assunzione di farmaci cortisonici, di medicinali a base di acido acetilsalicilico, l’assunzione di farmaci contraccettivi, anticoagulanti, antipertensivi, o ipoglicemizzanti. Di solito si consiglia la sospensione della pillola anticoncezionale almeno un mese prima dell’intervento. Si consiglia inoltre l’astensione dal fumo di sigarette nelle quattro settimane che precedono l’intervento chirurgico.
Il giorno prima dell’intervento e necessario fare un lavaggio completo e accurato del corpo, rimuovere lo smalto dalle dita delle mani e dei piedi e rimuovere anche eventuali piercing. E’inoltre necessario il digiuno da solidi e liquidi di almeno otto ore prima dell’intervento.

Anestesia

Eseguo sempre l’intervento in anestesia generale tuttavia, nelle linee guida, è menzionata anche la possibilità di effettuare l’intervento sia in anestesia locale sia in anestesia locale e sedazione.

Profilassi antibiotica e antitrombotica

La profilassi antibiotica viene eseguita sempre. Di solito consiste nell’iniezione endovenosa di antibiotico prima che l’anestesia abbia inizio.
La terapia antibiotica prosegue con la somministrazione per via orale a domicilio. La profilassi anti-trombotica di solito non è necessaria, salvo casi selezionati.

Alternative terapeutiche

È bene sapere che non esistono alternative rispetto all’intervento chirurgico tali da garantire un risultato estetico altrettanto soddisfacente.

Modalità di intervento

Tre sono i passaggi cardine di questo intervento: la rimozione della pelle in eccesso, il rimodellamento della ghiandola mammaria per ripristinare la forma originale e il riposizionamento del complesso areola capezzolo nella sua posizione corretta.
A questi si aggiunge la scelta di una protesi che sia in grado di garantire l’aumento del volume del seno, senza determinare uno squilibrio delle mammelle rispetto al torace. Spesso le pazienti richiedono delle protesi voluminose ma è bene far presente che, mentre nella mastoplastica additiva Il ruolo della ghiandola è ridotto o talvolta quasi inesistente, nella mastopessi la ghiandola ha una posizione rilevante .
Per questo motivo, consiglio spesso delle protesi a media o abbassa proiezione che consentono un miglior risultato estetico
Le pazienti richiedono sempre un intervento correttivo di mastopessi con un numero limitato di cicatrici. E’ importante spiegare alla paziente che il numero delle cicatrici è strettamente correlato alla tecnica chirurgica indicata per quel grado di correzione.
A questo proposito può essere utile una parentesi per meglio spiegare la ptosi mammaria.
Il termine ptosi indica il grado di rilassamento delle mammelle.

Possiamo avere una ptosi lieve, una ptosi di grado intermedio o una ptosi di grado marcato.

  • Nella ptosi lieve il capezzolo è leggermente più basso rispetto alla sua posizione originale e anche la mammella non ha modificato di molto la sua forma. In questo caso è possibile ottenere un’adeguata correzione attraverso l’asportazione di una porzione di cute limitata alla regione periareolare e le cicatrici saranno molto contenute.
  • Nella ptosi di grado medio il capezzolo è ulteriormente abbassato rispetto alla sua posizione originale e anche la mammella è maggiormente deformata. In questi casi si rende necessaria una correzione che prevede una cicatrice periareolare e una cicatrice verticale.
  • Nei casi di ptosi grave la correzione è tecnicamente più impegnativa e alla cicatrice periareolare e alla cicatrice verticale si associa anche una cicatrice orizzontale; l’insieme di questi elementi è conosciuto come cicatrice a T rovesciata.

Compito del Chirurgo plastico e ricercare il miglior compromesso possibile tra l’estensione della cicatrice
e il miglior risultato estetico.
È bene informare correttamente le pazienti circa l’estensione delle cicatrici e la loro posizione.
Le linee guida lasciano libertà ai chirurghi relativamente all’utilizzo dei drenaggi nel post operatorio. Nella mia pratica quotidiana tendo ad utilizzarli sempre perché rappresentano per me una scelta di buon senso.

Mastopessi

La mastopessi con protesi quindi consente di rimodellare il seno. E nel contempo di aumentare i volumi unendo le tecniche di chirurgia plastica che consentono di ripristinare la tonicità del seno a quelle che garantiscono l’aumento del volume mammario.

Mastopessi con protesi

La mastopessi con protesi rappresenta una variante della mastopessi semplice, a cui si aggiunge l’inserimento di una protesi, generalmente in sede sotto-muscolare ma occasionalmente in sede sotto-ghiandolare, per poter ottenere un miglior risultato estetico.
Nella mia pratica clinica tendo a consigliare sempre anche l’inserimento di una protesi alle pazienti che desiderano una mastopessi. Questo perché il risultato estetico è migliore e si mantiene più stabile nel tempo.

Protesi mammaria

Il tema della protesi merita un approfondimento: generalmente le protesi sono composte da un guscio semirigido in silicone, all’interno del quale è contenuto un gel di silicone.
Questa almeno è la struttura delle protesi che maggiormente vengono utilizzate.
Occorre fare subito due precisazioni: la prima è che non vi è una correlazione tra la presenza della protesi mammaria e la formazione di tumori mammari. Le protesi sono ad oggi molto sicure. Non è stata evidenziata inoltre alcuna correlazione tra l’impianto delle protesi e le malattie autoimmunitarie. La seconda precisazione è che la presenza delle protesi non compromette lo studio ecografico e mammografico della mammella.
Sempre più spesso le pazienti chiedono se una protesi, una volta impiantata, duri per sempre. Bisogna tenere presente che le protesi sono considerate dei dispositivi medicali e come qualsiasi altro oggetto
vanno incontro ad usura quindi, nel tempo, perdono le loro caratteristiche di elasticità e morbidezza. Le principali aziende produttrici, pur garantendo l’integrità strutturale dei loro dispositivi, non assicurano la durata illimitata.
Per questo motivo, consiglio a tutte le pazienti di valutare la sostituzione dell’impianto protesico dopo un periodo di 15 anni circa.

Durata dell’intervento

L’ intervento di mastopessi con protesi dura da 2 a 4 ore.

Decorso post operatorio

Nell’immediato post operatorio viene posizionato un reggiseno compressivo; questo reggiseno è stato provato e deve calzare adeguatamente garantendo l’immobilizzazione delle protesi appena impiantate. Soprattutto nei primi due giorni la paziente lamenta un dolore moderato soprattutto se l’impianto è in sede sotto-muscolare, mentre la percezione del dolore e più sfumata se l’impianto è in sede sotto-ghiandolare. Qualora siano stati posizionati dei drenaggi in aspirazione questi vengono rimossi dopo 12-48 ore.
Viene sempre data una copertura antibiotica che solitamente viene mantenuta per cinque giorni dopo l’intervento chirurgico. Per i primi 3-4 giorni viene consigliato riposo assoluto e viene richiesta la completa astensione dal fumo di sigaretta per almeno due settimane. I punti vengono mantenuti per circa 10 giorni dopodiché, alla loro rimozione, sarà possibile anche procedere con la doccia. Il ritorno ad un’attività normale è consigliato dopo circa due settimane. Anche l’attività sessuale potrà essere ripresa dopo questo periodo, con cautela.
L’attività sportiva deve essere evitata per almeno un mese. Per la stessa durata del tempo bisogna evitare di dormire in posizione prona cioè “a pancia in giù”.

Complicanze

Come tutti gli interventi chirurgici, anche la mastopessi con protesi può presentare delle complicanze. Vi possono essere delle complicazioni aspecifiche ossia comuni a qualsiasi intervento chirurgico e specifiche ossia proprie della mastopessi con o senza impianto protesico.

Complicanze aspecifiche
  • Sanguinamento: un modesto sanguinamento si può verificare nelle prime quarantott’ore e generalmente non determina alcun problema. La sua risoluzione è spontanea.
  • Emorragia: quando il sanguinamento è molto abbondante si parla di emorragia, in questi casi spesso è necessario reintervenire.
  • Ematoma: a seguito di un sanguinamento prolungato il sangue può raccogliersi  e costituire un ematoma; anche questa complicanza, come le altre, tende a comparire nelle prime 24-48 ore dopo l’intervento chirurgico. Il seno progressivamente aumenta di volume e il dolore tende ad aumentare. Spesso il problema è monolaterale e questo deve essere immediatamente segnalato al medico chirurgo che procede all’aspirazione e/o al drenaggio del sangue. Qualora tutte queste procedure non fossero sufficienti, si rende necessario un intervento chirurgico per la revisione della tasca e il nuovo inserimento della protesi.
  • Sieroma: è un’eventualità piuttosto rara che consiste in una raccolta di un liquidò chiaro chiamato siero che si dispone intorno alla protesi. Di solito il suo riassorbimento è spontaneo, tuttavia, quando abbiamo delle raccolte importanti si può procedere a drenaggio o, nei casi più gravi,  a evacuazione chirurgica.
  • Infezioni: le infezioni rappresentano un’eventualità piuttosto rara. Di solito la somministrazione di antibiotici prima dell’intervento è la copertura antibiotica successiva ad esso consente di evitare questo rischio tuttavia in qualche caso possono comparire delle infezioni difficilmente controllabili degli antibiotici e queste possono rendere necessaria la rimozione delle protesi stesse, se presenti.
  • Necrosi cutanea o necrosi del complesso areola capezzolo: sono molto rare, tuttavia quando si verificano possono essere trattate con delle semplici medicazioni, in modo conservativo. Estremamente raro è l’intervento chirurgico per la revisione.
  • Deiscenza della ferita: eventualità estremamente rara che può risultare pericolosa solo qualora si abbia l’esposizione della protesi (quando presente).
Complicanze specifiche

Nell’ambito delle complicanze specifiche possiamo riconoscere tutte quelle complicanze che sono strettamente correlate all’intervento che viene eseguito. Tra queste vi sono la contrattura capsulare, la rottura della protesi, la dislocazione o rotazione della protesi, l’esposizione della protesi.

  • Contrattura capsulare: ogni volta che una protesi viene inserita all’interno del nostro organismo determina la formazione di una capsula peri-protesica. Questa capsula ha il compito di avvolgere completamente la protesi e di isolarla. Si tratta di un meccanismo di difesa naturale del nostro organismo che tende a isolare tutti i corpi estranei. Le protesi sono composte da un involucro di silicone che è perfettamente biocompatibile e la capsula che si forma è generalmente sottile. Tuttavia, occasionalmente può verificarsi una contrattura di questa capsula che può generare alcune problematiche.
    Esistono 4 gradi di contrattura capsulare, secondo la classificazione di Baker:

    • Grado 1: il primo grado è considerato una contrattura fisiologica cioè normale che si verifica in tutti gli individui e non genera dolore né deformità della protesi.
    • Grado 2: il secondo grado si manifesta con una maggiore rigidità della capsula periprotesica. Anche in questo caso non vi è una sintomatologia algica riferita.
    • Grado 3 e 4: il dolore si fa più marcato, la protesi risulta ben palpabile è piuttosto dura inoltre si assiste ad un dislocamento della protesi per cui anche il seno non appare più armonico e compaiono le prime asimmetrie.

    La terapia farmacologica rappresenta il primo passo da compiere nella prevenzione e nella cura della contrattura capsulare. In particolar modo il farmaco maggiormente utile in questi casi si chiama Accoleit da 20 mg; si consigliano 2 compresse al giorno per 4 mesi. Si tratta di un antinfiammatorio che è in grado sia di prevenire la formazione della contrattura capsulare che di ridurre la contrattura capsulare già presente. Questo è valido solamente per il grado 1/2 di Baker.
    Le contratture di grado 3/4 richiedono invece il trattamento chirurgico. Solitamente si consiglia la capsulotomia, cioè l’asportazione della capsula che è andata incontro a contrazione e la revisione della tasca chirurgica con sostituzione della protesi. Occasionalmente è possibile associare anche l’intervento di lipofilling (innesto di tessuto adiposo) che migliora il trofismo tissutale.

  • Rottura delle protesi: si tratta di un riscontro occasionale, in quanto generalmente la rottura è asintomatica. La paziente riscontra la rottura delle protesi nel corso di esami eseguiti per il controllo clinico del seno. Spesso le cause di rottura sono da ricercarsi in forti traumi locali ma occasionalmente la rottura può essere spontanea ossia non indotta da alcun trauma riconoscibile. Qualora venga riscontrata una condizione di rottura protesica è sempre consigliabile la sostituzione delle protesi.
  • Dislocazione delle protesi: la dislocazione delle protesi consiste in uno spostamento della protesi rispetto alla posizione iniziale. È una complicanza che può verificarsi precocemente e può generare delle asimmetrie. Generalmente si tratta di asimmetrie di lieve entità tuttavia, qualora il risultato estetico forse compromesso, può essere necessario un intervento correttivo.
  • Rotazione delle protesi: la rotazione delle protesi e un’eventualità che può generare problemi solamente qualora si sia scelta una protesi anatomica. La rotazione in questi casi genera un risultato antiestetico tale da richiedere un trattamento chirurgico correttivo.
  • Esposizione delle protesi: l’esposizione della protesi è un’eventualità rara ma, quando si verifica, spesso richiede la rimozione delle protesi e un successivo impianto dopo un periodo di almeno sei mesi.
  • Alterata sensibilità della pelle: si tratta di un’eventualità comune, spesso dura da alcune settimane ad alcuni mesi. Il ritorno ad una sensibilità normale avviene di solito spontaneamente. È piuttosto raro che si verifichi un’alterazione permanente della sensibilità.

Risultati

L’intervento di mastopessi con protesi consente di rimodellare il volume mammario, ripristinando l’aspetto conico della mammella e permette, con l’ausilio di una protesi, di armonizzare il seno in relazione al torace della paziente. I migliori risultati si ottengono generalmente nelle donne che presentano mammelle di piccole o medie dimensioni con un discreto grado di ptosi. Sebbene l’effetto dell’intervento si possa apprezzare immediatamente, è consigliabile attendere dai due ai sei mesi per poter valutare correttamente il risultato finale. Nel valutare il risultato occorre sempre considerare che si tratta di un intervento tecnicamente laborioso e non sempre è possibile ottenere la perfetta simmetria della forma delle mammelle. Bisogna quindi considerare la possibilità di piccoli interventi correttivi. È bene inoltre considerare che le cicatrici miglioreranno con il passare del tempo e di conseguenza si consiglia di non avere fretta nella valutazione delle stesse. Fenomeni di cicatrizzazione ipertrofica o ipotrofica sono piuttosto rari e comunque, anche se non prevedibili, possono essere facilmente corretti.
La mastopessi è un intervento che generalmente garantisce un’elevata soddisfazione alle pazienti potendo sempre migliorare la situazione di partenza.