Nei primi giorni dopo una mastoplastica il seno non appare ancora come sarà davvero: è gonfio, più teso, può esserci qualche livido e spesso un lato sembra assestarsi prima dell’altro. Guardandosi allo specchio è facile chiedersi se ciò che si vede sia normale oppure no. È proprio qui che parlare di complicazioni nella mastoplastica additiva diventa utile: non per trasformare ogni cambiamento in un problema, ma per capire cosa fa parte della guarigione e cosa merita invece una valutazione.
Le complicanze possono presentarsi subito dopo l’intervento oppure a distanza di tempo. Alcune riguardano la ferita e i tessuti appena operati, altre il rapporto che nel tempo si crea tra protesi, capsula e mammella.
Conoscere questa differenza aiuta anche a leggere meglio i segnali del proprio corpo.
Prima distinzione: effetto post operatorio o complicazione?
Gonfiore, tensione, lividi e una certa asimmetria nelle prime fasi non significano automaticamente che qualcosa non stia andando bene. Dopo l’intervento i tessuti reagiscono alla chirurgia e hanno bisogno di tempo per sgonfiarsi. Anche le protesi devono assestarsi all’interno della tasca.
Può quindi capitare che un seno sembri temporaneamente più alto dell’altro oppure che la sensibilità sia diversa tra i due lati.
Il quadro cambia quando un sintomo compare improvvisamente, aumenta invece di diminuire oppure si associa ad altri segnali come febbre, arrossamento importante, secrezioni o un rapido aumento del volume di un seno.
Per questo conta soprattutto l’andamento nel tempo.
Complicanze precoci: cosa può succedere nelle prime settimane
Le prime settimane sono quelle in cui si osservano maggiormente ferita, gonfiore e risposta dei tessuti.
Tra le possibili complicanze precoci troviamo ematoma, sieroma, infezione e difficoltà nella guarigione.
Ematoma dopo mastoplastica additiva
L’ematoma del seno rifatto è una raccolta di sangue nella zona operata.
Un normale livido superficiale è molto diverso da un ematoma importante. Quest’ultimo può presentarsi con un seno che aumenta rapidamente di volume, diventa molto più teso rispetto all’altro oppure mostra un gonfiore marcato.
Piccole raccolte possono essere gestite in modo conservativo, mentre quelle più importanti possono richiedere un trattamento specifico e, in alcuni casi, un ritorno in sala operatoria.
È proprio il cambiamento rapido rispetto alle ore precedenti a dover attirare l’attenzione.
Sieroma: quando si accumula liquido intorno alla protesi
Il sieroma dopo la mastoplastica additiva consiste invece in una raccolta di liquido.
Anche qui quantità, momento di comparsa e sintomi associati fanno la differenza. Una piccola raccolta nelle prime fasi può evolvere diversamente da un gonfiore importante comparso a distanza di tempo.
Per questo non è qualcosa da diagnosticare da sole osservandosi allo specchio.
Se un seno aumenta di volume, appare improvvisamente diverso dall’altro o rimane gonfio oltre quanto previsto durante i controlli, è il chirurgo a stabilire se servano ulteriori accertamenti.
Infezione della protesi mammaria
Un’infezione può comparire dopo qualsiasi procedura chirurgica e la presenza di un impianto rende particolarmente importante riconoscerla e trattarla tempestivamente.
Un lieve arrossamento vicino alla cicatrice nelle prime fasi non equivale automaticamente a un’infezione.
Sono invece da riferire rapidamente segnali come:
- febbre;
- arrossamento che aumenta;
- seno molto caldo;
- secrezioni dalla ferita;
- gonfiore in progressione;
- peggioramento improvviso delle condizioni locali.
Il trattamento dipende dalla situazione. In alcuni casi sono sufficienti terapie mediche; nelle forme più importanti può diventare necessario intervenire sulla protesi.
Problemi di cicatrizzazione
Anche la ferita può richiedere più tempo del previsto per chiudersi. Fumo, qualità della pelle, tensione sui tessuti e condizioni individuali possono influenzare la guarigione.
Una piccola crosticina e una ferita che tende ad aprirsi, produce secrezioni o non mostra progressi sono però due situazioni molto diverse.
Ecco perché i controlli post operatori non servono soltanto a verificare la forma del seno. Nelle prime settimane permettono di osservare direttamente come stanno guarendo cute e incisioni.
Cosa può succedere più avanti
Una volta superata la fase iniziale, le possibili complicanze della mastoplastica additiva cambiano.
Non si guarda più soltanto alla guarigione della ferita, ma alla posizione della protesi, alla consistenza del seno, alla capsula che si forma intorno all’impianto e alla stabilità del risultato.
Alcune problematiche possono comparire dopo mesi oppure anni.
Contrattura capsulare: quando il seno diventa progressivamente più duro
La formazione della capsula periprotesica è normale. Il corpo crea un sottile strato di tessuto cicatriziale intorno all’impianto. La complicazione nasce quando questa capsula si ispessisce e si contrae.
La contrattura capsulare dopo lamastoplastica può rendere il seno più duro e, nelle forme più marcate, modificarne la posizione o la forma.
Non bisogna confondere questa situazione con la tensione delle prime settimane. La contrattura è un cambiamento che si valuta nel tempo e può interessare un seno oppure entrambi.
Nei casi più importanti può rendersi necessario un intervento di revisione.
La protesi cambia posizione
La protesi viene inserita in una tasca costruita chirurgicamente, ma nel tempo il suo rapporto con i tessuti può modificarsi.
Il malposizionamento della protesi può avvenire in differenti direzioni: verso il basso, lateralmente o più raramente verso l’interno.
La qualità dei tessuti è importante. Una pelle molto rilassata o strutture di sostegno deboli possono comportarsi diversamente rispetto a tessuti più compatti.
Anche dimensioni dell’impianto, anatomia iniziale e caratteristiche della tasca entrano nel risultato finale.
Bottoming out: quando la protesi scende troppo
Il termine bottoming out descrive una discesa eccessiva dell’impianto verso la parte inferiore del seno.
Il solco sottomammario può apparire più basso rispetto alla posizione prevista e il capezzolo può sembrare visivamente troppo alto rispetto al volume della mammella.
Non è semplicemente un seno che si “assesta”.
L’assestamento normale porta gradualmente l’impianto nella sua posizione. Nel bottoming out, invece, il rapporto tra protesi e strutture inferiori del seno cambia più di quanto previsto.
Quando è evidente può essere necessaria una correzione chirurgica.
Double bubble: che cos’è?
Il double bubble prende il nome dall’aspetto di una doppia curva nella parte inferiore del seno. Può verificarsi quando il nuovo solco creato per la protesi e il solco mammario originale rimangono visibili come due linee distinte.
La conformazione anatomica del solco di partenza ha un ruolo importante e per questo la sua valutazione fa già parte della pianificazione dell’intervento.
Non va confuso con una normale piega della pelle o con un risultato ancora gonfio nelle prime settimane. La diagnosi viene fatta osservando come impianto, tessuti e solco si sono stabilizzati.
Rippling: le pieghe della protesi diventano percepibili
Con il rippling alcune ondulazioni dell’impianto possono essere percepite attraverso la pelle e, talvolta, anche diventare visibili.
È più facile che accada nelle zone in cui la copertura dei tessuti è ridotta.
Una paziente molto magra, per esempio, offre naturalmente meno tessuto tra protesi e pelle rispetto a chi possiede una maggiore componente mammaria e adiposa.
Il rippling non ha sempre la stessa importanza. Può essere lieve e percepibile soltanto cercandolo con le dita oppure diventare più evidente e richiedere una valutazione correttiva.
Asimmetria: quando è normale e quando va rivalutata?
I due seni non sono perfettamente identici neppure prima dell’intervento. Durante le prime settimane, inoltre, gonfiore e assestamento possono accentuare temporaneamente queste differenze.
Per questo un’asimmetria post operatoria osservata subito non deve essere giudicata come risultato definitivo.
Diverso è il caso di una differenza che compare improvvisamente o diventa progressivamente più evidente dopo che il seno si era già assestato.
In quel caso bisogna capire cosa è cambiato: posizione dell’impianto, tessuti, capsula o presenza di una raccolta.
Quando può servire un reintervento?
Un reintervento chirurgico non ha una sola causa.
Può essere indicato per correggere una contrattura capsulare importante, un malposizionamento, un bottoming out, una problematica dell’impianto oppure un’altra modifica significativa del seno.
La revisione non significa necessariamente ripetere lo stesso intervento.
Il chirurgo deve prima capire perché si è verificato il problema e poi decidere se modificare la tasca, intervenire sulla capsula, sostituire l’impianto o utilizzare altre strategie.
Il punto importante è che le protesi richiedono un rapporto di follow-up nel tempo, anche quando non esiste alcun disturbo.
Quali fattori possono favorire le complicazioni?
Non tutto dipende dalla protesi.
Anatomia del torace, quantità e qualità dei tessuti, caratteristiche della pelle e situazione mammaria di partenza hanno un peso importante.
A questi elementi si aggiungono:
- pianificazione della tasca;
- dimensioni dell’impianto;
- caratteristiche della protesi;
- tecnica chirurgica;
- qualità della guarigione;
- rispetto delle indicazioni nelle settimane successive;
- regolarità dei controlli.
Un impianto molto pesante sostenuto da tessuti sottili, per esempio, rappresenta una situazione meccanica differente rispetto a una protesi proporzionata e ben coperta.
Per questo la prevenzione delle complicanze comincia già nella progettazione dell’intervento.
Segni di allarme: quando chiamare il chirurgo
Dopo la mastoplastica non bisogna aspettare il controllo già programmato se compare qualcosa di chiaramente diverso dall’andamento abituale.
È opportuno contattare rapidamente il chirurgo in presenza di:
- aumento improvviso del volume di un seno;
- gonfiore che peggiora invece di diminuire;
- febbre;
- arrossamento marcato o in espansione;
- seno molto caldo;
- secrezioni dalla ferita;
- apertura dell’incisione;
- cambiamento improvviso della posizione del seno;
- indurimento nuovo e progressivo;
- modifica evidente della forma dopo un periodo di stabilità.
Questo non significa che ogni segnale corrisponda necessariamente a una complicazione. Significa semplicemente che deve essere interpretato da chi conosce l’intervento eseguito.
Il follow-up non finisce quando il seno è guarito
Una volta superati i primi mesi è facile pensare che i controlli non servano più.
In realtà, il follow-up clinico permette di osservare nel tempo posizione delle protesi, consistenza del seno e integrità dell’impianto e di decidere quando siano eventualmente necessari esami strumentali.
È particolarmente importante contattare il medico quando compare un cambiamento nuovo dopo anni di stabilità.
Una protesi non deve diventare qualcosa di cui preoccuparsi ogni giorno, ma nemmeno un dispositivo da dimenticare completamente una volta terminato il post operatorio.
Complicazioni nella Mastoplastica additiva: conoscere ciò che è normale aiuta a riconoscere ciò che non lo è
Una parte importante del percorso dopo la mastoplastica consiste nel dare tempo al seno di guarire. Gonfiore, tensione e piccoli cambiamenti tra un lato e l’altro possono accompagnare le prime settimane senza indicare automaticamente un problema.
Ematoma, sieroma, infezione, contrattura capsulare, malposizionamento, rippling, bottoming out e double bubble appartengono invece a quadri differenti, che devono essere valutati in base a momento di comparsa, intensità ed evoluzione.
Durante una visita con il Dott. Umberto Napoli è possibile discutere prima dell’intervento le caratteristiche individuali che possono influenzare il decorso e programmare un corretto monitoraggio dopo la chirurgia. Contatta lo studio per prenotare una visita e ricevere una valutazione personalizzata, insieme alle indicazioni da seguire prima e dopo la mastoplastica.